POZZIS, SAMARCANDA – FILM SOCRE O.S.T. (2021)

 

Realizzazione e produzione delle musiche originali per il film POZZIS, SAMARCANDA di Stefano Giacomuzzi.

Due personaggi, un unico obiettivo: arrivare a Samarcanda. Uno è Cocco, 74 anni, ex-pilota di speedway e affetto dal morbo di Crohn. È l’unico abitante di Pozzis, un paese sulle montagne friulane che si popola sola a settembre quando si riempie di motociclisti per il Cocco Meeting e ha trascorso otto anni in carcere con l’accusa di omicidio. L’altro è Stefano, 22 anni, il regista, per la prima volta davanti la macchina da presa. Insieme intraprendono il viaggio, da Pozzis a Samarcanda, 8222 Km. Cocco parte a bordo della sua Harley-Davidson del 1939, il suo “ferrovecchio”. Stefano lo segue in auto. Durante il percorso ci sono però numerosi imprevisti e il sogno di raggiungere la destinazione potrebbe svanire da un momento all’altro.

Come in molto cinema on the road, non conta tanto la meta ma quello che accade tra i protagonisti. Quella tra Cocco (soprannome di Alfeo Carnelutti) e il regista Stefano Giacomuzzi, al secondo lungometraggio dopo Sotto le stelle fredde, è la storia di un’amicizia che cresce alla distanza. Pozzis, Samarcanda si costruisce sotto i nostri occhi.

Potrebbe interrompersi da un momento all’altro, riprendere e fermarsi di nuovo. Ha la spinta del road movie nelle soste, nei paesaggi attraversati, dalla Slovenia, alla Turchia, Georgia, Kazakistan e Uzbekistan. Cocco appare burbero come Gérard Depardieu in Mammuth, crea l’unica vera frattura con il regista quando non vuole assolutamente parlare del motivo per cui è andato in prigione. Lì si avverte forse l’unico vero scarto tra quello che poteva essere uno dei rari obiettivi narrativi del documentario (Giacomuzzi mostra di averne bisogno) e invece quello che Pozzis, Samarcanda sta diventando.

In un dialogo privato (l’intimità è già dichiara dall’inizio in una comunicazione tutta in dialetto) si spegne la telecamera. Come all’inizio. Lo spettatore resta giustamente fuori, come nel momento in cui Cocco ha un malore. Lì entra in gioco la paura. Non viene filmata. È improvvisa in uno schermo che diventa nero. Si sentono solo le voci. Qui c’è tutta la vera umanità di Pozzis, Samarcanda.

A Giacomuzzi non interessa finire a tutti i costi il documentario ma che Cocco possa prima stare bene e poi riprendere il viaggio. Un film fatto col cuore, che ha i momenti distensivi nei dialoghi e i selfie con gli abitanti del posto. Ma che cambia da uno stacco di montaggio all’altro, come l’umore di Cocco prima e Stefano poi. Ha già ottenuto alcuni riconoscimenti: miglior lungometraggio all’Edera Film Festival e miglior documentario all’International Motor Film Awards di Londra.

Cercando delle connessioni con altri film, possiamo rintracciarci quella vitalità di alcune commedie British fine anni ’90 come Svegliati Ned o le immagini di Cocco in moto potrebbero uscire da un film di Kaurismäki. Ma forse uno dei pregi di Pozzis, Samarcanda è che non somiglia a niente e nessuno e rappresenta qualcosa di unico, perché la storia e il vissuto di Cocco vengono prima di tutto.


Genere:
Documentario, commedia drammatica
Anno:
2021
Regia:
Stefano Giacomuzzi
Attori:
Alfeo Carnelutti, Stefano GIacomuzzi
Paese:
Italia
Durata:
86 min
Distribuzione:
Rodaggio film
Sceneggiatura:
Stefano Giacomuzzi
Produzione:
Uponadream Studios
Direttore della fotografia:
Matteo Sacher
Musiche:
Dario Moroldo

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