BENVENUTI IN GALERA O.S.T. (2022/23)

 

BENVENUTI IN GALERA DI di Michele Rho.

Italia, 2023 HD, b/n, 73′ V.O. Italiano

REGIA: Michele Rho

SCENEGGIATURA: Michele Rho

FOTOGRAFIA: Patrizio Saccò

MONTAGGIO: Walter Marocchi

MUSICHE: Dario Moroldo

PRODUZIONE: WeRock

Il sito dedicato accoglie i visitatori così: “In Galera Bollate, il ristorante del carcere più gourmet d’Italia”. Tutto inizia nel 2005 da un’idea di Silvia Polleri, già imprenditrice nella ristorazione che prova ad affrontare una nuova scommessa: aprire un ristorante dentro al carcere, quello appunto di Bollate, a Milano, considerato una delle realtà penitenziarie italiane più all’avanguardia. L’obiettivo è costruire un progetto di inclusione col quale dare ai detenuti una nuova possibilità di lavoro, per questo vengono formati professionalmente sia alla cucina che al servizio ai tavoli. Nelle scelte nulla è scontato: menù curatissimo come la carta dei vini, ambiente semplice ed elegante, il successo è stato tale che per cenare la sera si deve prenotare con diverse settimane di anticipo. Il film però non è soltanto la storia del ristorante, ciò che la sua ideatrice prova a fare è narrare la quotidianità del lavoro, le sue continue sfide, piccole o grandi che siano, i gesti che sono dietro a ciò che ogni giorno accoglie il pubblico entusiasta lì dentro. C’è il magnifico chef con la sua fantasia e i suoi momenti – a volte un po’ “scuri”, altre volte scherzosi nei duetti con Polleri sulle scelte e l’organizzazione della giornata. Quasi maniacale nella sua perfezione, come uno sciamano dei sapori, maneggia gli ingredienti e ne dirige le combinazioni dietro ai fornelli, pronto a spazientirsi se il ritmo subisce qualche battuta d’arresto. Tra le scelte del menù, le incombenze degli ordini per la spesa, la cucina, la sala con pranzo e cena – tutto deve funzionare al meglio, i clienti non devono mai andare via delusi – si incrociano le aspettative dei detenuti che lavorano nel ristorante, le speranze di continuare anche quando saranno “fuori” grazie alle nuove competenze acquisite col desiderio di lasciarsi indietro il passato. Ma quello spazio permette anche all’”esterno” di avere un diverso approccio con la realtà carceraria, permettendo forse di costruire una nuova dimensione di incontro.

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